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Investire nelle Commodities Bookmark and Share
Scritto da FILIPPO MORUZZI   

 

Il fascino dell’investimento in commodities è alto. E tale fascino si è accentuato nei precedenti mesi di turbolenza nei mercati finanziari.

Fino a pochi anni fa gli investitori istituzionali hanno escluso o limitato l’esposizione dei propri portafogli al mercato delle commodities.

In questo contesto per commodity investment si è, piuttosto, inteso l’acquisto di azioni ed obbligazioni emesse da società specializzate nella produzione di prodotti di base o nell’estrazione e lavorazione delle materie prime.

Questo tipo di investimento indiretto, tuttavia, come ho scritto nei capitoli iniziali dell'ebook “Strategie di Hedging e Speculazione sulle Commodities, non fornisce un’adeguata esposizione ai movimenti dei prezzi delle materie prime, in quanto il valore di questi strumenti è influenzato anche da altri fattori relativi alle caratteristiche della società emittente.

Attualmente, l’investitore che voglia entrare nel mercato delle commodities dispone di numerosi prodotti.

Trattandosi però di una asset class molto particolare è necessario saper padroneggiare gli strumenti che consentono questo tipo di investimento.

L’investimento in commodities infatti molto difficilmente può avvenire attraverso l’acquisto fisico del bene. Supponendo infatti di avere una visione rialzista sui prezzi del grano, del petrolio, o del succo d’arancia, risulterebbe alquanto difficile per un investitore riuscire a reperire un sufficiente quantitativo di tali prodotti, stoccarlo in adeguati magazzini (particolarmente problematico è lo stoccaggio di merci deperibili) per rivenderlo poi in futuro e trarne l’auspicato guadagno in caso di aumento del prezzo.

Altra alternativa è quella di costruire un portafoglio di azioni collegate a determinate commodities (es. azioni di compagnie petrolifere o minerarie nonché azioni di società dedite ad attività agricole o di trasformazione di prodotti agricoli). Questo tipo di investimento tuttavia non è perfettamente legato all’andamento delle commodities, in quanto viene influenzato da altri fattori relativi alle caratteristiche delle società di cui si assumono le partecipazioni.

Un’altra  particolare classe di strumenti, che consente un investimento di tipo indiretto sul mercato delle commodities, è il commodity-linked bond. Si tratta di strumenti che hanno avuto, soprattutto in Italia, una scarsa diffusione dovuta alla minima conoscenza dei mercati di riferimento, tutti situati in altri Paesi.

Lo strumento che ha segnato l’ingresso di un gran numero di investitori retail sul mercato delle commodities è sicuramente l’ Exchange Traded Fund (ETF).

Prima della nascita e dello sviluppo di questi strumenti infatti si poteva accedere alle negoziazioni solo con investimenti indiretti o tramite l’apertura di posizioni in contratti derivati.

Gli ETF su commodities sono particolari tipologie di fondi di investimento aperto che replicano l’andamento di una determinato indice o paniere di commodities (ad esempio l’Etf Lyxor CRB replica l’andamento dell’indice Reuteres/Jefferies CRB oppure l’Etf Lyxor Gbs è legato al valore di quotazione di 1/10 di oncia Troy di oro).

Altra possibilità di investimento è costituita dagli Exchange Traded Commodities (ETC): si tratta di titoli senza scadenza emessi da una società veicolo a fronte dell’investimento diretto dell’emittente o in materie prime o in contratti derivati su materie prime. A differenza degli OICR non sono fondi ma titoli.

Il prezzo degli ETC è quindi legato direttamente o indirettamente all’andamento del sottostante, esattamente come il prezzo degli ETF è legato al valore dell’indice a cui fanno riferimento.

Gli ETC replicano la performance di una singola commodity o di indici di commodities, grazie all’investimento diretto da parte della società emittente nella materia prima (ETC physically-backed) o in contratti derivati sulla materia prima (ETC standard). In questo secondo caso gli ETC consentono agli investitori di avere un’esposizione simile a quella che si otterrebbe gestendo una posizione in acquisto in contratti future, seppur con alcune differenze.

 

A cura di:

Filippo Moruzzi

Autore di: Strategie di Hedging e Speculazione sulle Commodities

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Primo su Google con l’aiuto di un metodo preciso Bookmark and Share
Scritto da MAURO VENTURA   

 

L’aspetto determinante e che sta alla base della necessità di visibilità e posizionamento del proprio sito, è legato inevitabilmente all’enorme esplosione di Internet degli ultimi anni.

Osservando gli impressionanti dati di crescita degli utenti e del numero di siti Internet, appare evidente come per una qualsiasi società che voglia investire nella rete per proporre il proprio prodotto/servizio diventi di fondamentale importanza riuscire a farsi trovare dagli utenti.

E’ in tale scenario che trovano applicazione le tecniche di cui si parla all’interno di Search Engine Marketing, un ebook che necessariamente trova origine proprio dalla diffusione del mezzo Internet. E’ infatti con la capillare diffusione della rete che gli argomenti trattati nell’ebook trovano ragion d’essere ed assumono un valore significativo tanto per l’utente quanto per la società che vuole trarre vantaggio dal proprio essere presente su Internet.

La diffusione di Internet degli ultimi anni ha avuto importanti ripercussioni anche su  quello che prima dell’era della rete era considerato il marketing classico.

Con l’affermarsi di Internet come canale attraverso cui fare marketing, molte aziende hanno potuto sviluppare i propri profitti nonché incrementare la visibilità del proprio brand. A testimoniare le enormi potenzialità del web, vi è il fatto che molte aziende sono addirittura nate su Internet, e sviluppano una politica di marketing totalmente basata su questo canale, ottenendo grandi risultati.

Ma quali sono i vantaggi che il marketing in rete offre rispetto a quello tradizionale ?

Fondamentalmente i vantaggi possono essere riassunti nell’estrema economicità del mezzo (rispetto ad altri canali come la TV o la carta stampata), alla rapidità con cui è possibile monitorare i risultati che si stanno ottenendo, alla precisione con cui vengono raccolte e tracciate le informazioni sulla clientela ed, in ultimo, al grande bacino d’utenza che è possibile raggiungere.

Tutti questi vantaggi vanno a conferire all’azienda un valore aggiunto che non è possibile raggiungere attraverso i comuni strumenti tradizionali.

Internet si rivela dunque un canale attraverso cui è possibile fare business con costi contenuti e con un’alta prospettiva di crescita e sviluppo.

I settori che hanno saputo trarre il massimo vantaggio da Internet sono sicuramente quelli del turismo, dell’informazione, degli ebook, settori dunque che si contraddistinguono certamente per l’intangibilità del servizio offerto che, svincolato da qualsiasi supporto di tipo materiale, trovano la loro massima espressione proprio sulla rete, ma ormai anche tutto il sistema e-commerce ha trovato la sua collocazione ideale

Grazie ad Internet infatti, le società già esistenti hanno potuto allargare il proprio mercato, mentre molte altre società sono potute nascere con una formula web-oriented.

Risulta dunque evidente che il canale Internet è oggi imprescindibile per qualsiasi tipologia di azienda, in primis ovviamente per quelle che offrono servizi.

Come si vedrà nell’ebook Search Engine Marketing, la sola presenza però non basta a far aumentare il successo della propria azienda e del suo fatturato.

Internet è uno strumento con modalità di funzionamento differenti da qualsiasi altro tipo di media, ed è quindi opportuno seguirne le sue regole e metodologie per sfruttare appieno i vantaggi che offre.

Per far si che la propria azienda possa trarre il massimo vantaggio dalla presenza sul web, è opportuno che segua determinate strategie che possono essere genericamente classificate come attività di Search Engine Marketing (SEM).

L’attività di SEM (suddivisa poi in tecniche SEO e di Keyword Advertising) è fondamentale per sopperire a quello che è forse il principale limite di Internet, e che consiste nella sua enorme e caotica vastità.

La concorrenza su Internet è forse ancor più agguerrita che nel mondo del marketing classico, dal momento che basta un click in più o in meno per decretare il successo o l’insuccesso di una società. Se si considera inoltre che non si parla più di concorrenza a livello locale (o comunque circostanziato), ma si parla di concorrenza globale, risulta chiaro come sia assolutamente necessario emergere e rendersi visibili,  soprattutto su Google, il principale motore di ricerca, se si vuole che l’utente acceda al nostro sito anziché a quello del nostro concorrente.

E’ da tale prospettiva che si rende indispensabile un metodo solido e sicuro che permetta alla nostra società di posizionarsi ai vertici delle ricerche degli utenti su Google  e sugli altri motori di ricerca.

Scopo del libro Search Engine Marketing  è infatti dimostrare come sia possibile posizionarsi al vertice dei motori di ricerca e “conquistare terreno” sul web, facendo riferimento a metodologie scientifiche ben precise che nulla hanno a che fare con la fortuna o con il caso (come spesso si è tentati a pensare).

Attraverso un approccio concreto alle principali tecniche oggi adottabili, ed esponendo quelli che sono i principali strumenti per posizionarsi ai vertici dei motori di ricerca, Search Engine Marketing  mira a dimostrare come sia possibile ottenere un aumento della visibilità e dunque un aumento del prestigio di un sito web, trasformando gli utenti in possibili clienti.

 

A cura di:

Mauro Ventura

Search Engine Marketing

Come Posizionarsi ai Primi Posti nei Motori di Ricerca

 

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Il Modello di Negoziazione: decalogo per non sbagliare mai Bookmark and Share
Scritto da FABIO SCUTERA   

Prima di iniziare qualsiasi negoziazione, è bene interrogarsi su quali possano essere gli interessi della controparte.

Indipendentemente se l’altra parte sia un singolo o un team (e quindi rappresenti una varietà di differenti gruppi di pensiero), è molto utile conoscere gli obiettivi consci ed inconsci desiderati.

Questi obiettivi possono essere individuati ragionando sulle intenzioni che muovono la controparte verso suoi più ovvi obiettivi.

Il passo successivo è stabilire gli obiettivi della nostra parte, i nostri più quelli del nostro team, e il perchè li vogliamo raggiungere, dopodichè confronteremo questi nostri obiettivi con quelli che avremo individuato nella controparte ed infine stabiliamo la MAN (Migliore Alternativa alla Negoziazione).

Quest’ultima fase, che sostituisce la determinazione della Bottom Line, ci indica quando sia meglio lasciare il tavolo della negoziazione poiché è più saggio considerare la migliore alternativa alla negoziazione stessa; si evita così di stipulare accordi che sarebbe stato meglio non concludere.

Quando incontreremo la controparte assicuriamoci che la negoziazione all’interno del nostro team sia stata completata, che non ci siano conflitti interni al gruppo e che ognuno abbia lo stesso programma. Nel caso si verifichi l’eventualità di dover rinegoziare con il proprio team o anche solo informarlo su una questione prima non presa in considerazione, si trovi il modo di farlo in privato.

Quando saremo pronti ad incontrare la controparte è bene tenere presente il seguente decalogo, che troverete, insieme a molte altre informazioni, all’interno dell’ebook Negoziare con la PNL:

 

  1. Organizzare break (come già anticipato poco sopra) nel caso si verifichi la necessità di un colloquio privato con il proprio gruppo. In questo modo daremo sempre alla controparte l’immagine di un team unito e compatto.
  2. Stabilire e mantenere il rapporto con la controparte.
  3. Stabilire la “cornice” della negoziazione. Per esempio la partecipazione di tutti i presenti nella ricerca di una soluzione profittevole per ognuno.
  4. Definire il programma e iniziare la negoziazione vera e propria.
  5. Durante la negoziazione fare il punto della situazione riassumendo quanto detto sino ad allora anche attraverso domande del tipo “Allora, se ho ben capito…. È esatto quanto ho detto?”.
  6. Calibrare le risposte delle parti coinvolte nella negoziazione.
  7. Formare ed usare obiettivi ben definiti
  8. Orientare tanto la propria attenzione quanto quella di tutti i partecipanti all’obiettivo piuttosto che al problema.
  9. Generalizzare per scoprire le intenzioni che si nascondono dietro le richieste, le posizioni e gli obiettivi della controparte, in modo da poter trovare soluzioni comuni o approcci alternativi per accomodare gli interessi della controparte.
  10. Risolvere le possibili generalizzazioni, cancellazioni o distorsioni con le opportune domande come visto in precedenza.

A cura di:

Fabio Scutera

Autore di: Negoziare con la PNL

Modelli di negoziazione con tecniche di Programmazione Neuro Linguistica

 

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Che cosa è un Ebook Bookmark and Share
Scritto da Piero Trellini   
 

Parlare dell’ebook, uhm. Impresa non così semplice.

Molto, moltissimo avremmo voglia di dire. Ma non ve la faremo lunga.

Tanto per cominciare, partiamo dal termine: ebook, come è facilmente presumibile, proviene dalla contrazione delle parole inglesi Elettronic e Book.

A causa della moltitudine di stili, accademismi e sciatterie che popolano la rete tende a essere chiamato in modi leggermente differenti, quindi anche eBook, e-Book, e-book, libro elettronico o libro digitale.

Qualunque sia il termine che vi vada più a genio, l’ebook è un libro che non è di carta.

E fin qui tutto liscio.

Le cose rischiano di complicarsi quando accade che, nell’uso comune, il termine ebook venga usato indifferentemente (ma impropriamente) per indicare sia i libri digitali che i loro dispositivi di lettura.

La faccenda in realtà è più semplice di quello che si possa pensare dal momento che cavalca una tendenza assai diffusa soprattutto in tecnologia: quando dite “Vado a comprare un dvd”  ad esempio, cosa intendete, il lettore o il disco?

E’ l’equivoco del contenente per il contenuto. Metonimia, ricordate? Figura retorica che spopola nel linguaggio comune: lo stesso infatti accade con gli mp3 e con mille altre situazioni, anche a-tecnologiche. Quanti di voi, ad esempio, hanno realmente “bevuto un bicchiere”? E “ascoltato (la viva voce di) Mozart”?

Quindi in realtà, a voler essere pignoli, per ebook si intende solo il libro elettronico.

 

Quanto ai suoi lettori altra precisazione. Trattandosi di libri e parlando di lettori si rischia di pensare subito agli utenti finali: chi legge i libri. In questo caso invece per “lettore” si intende il dispositivo di lettura, ciò quindi che permette che l’ebook venga letto.  Dispositivo per il quale è più corretto usare l’etichetta Ebook Reading Device (Dispositivo di Lettura di Ebook). In sostanza l’hardware. Un piccolo apparecchio, grande quanto un libro che ne contiene (e permette di leggerne) centinaia. Il lettore di ebook più noto è probabilmente Kindle di Amazon.

In ogni caso se c’è un HW, normalemente esiste anche un SW. E il software universalmente riconosciuto come standard per la lettura di ebook, detto semplicemente Ebook Reader, è Adobe Reader, un'applicazione gratuita liberamente distribuibile per tutte le piattaforme informatiche esistenti che permette di creare e visualizzare i file PDF.  Quelli per l’appunto utilizzati per scrivere gli ebook.

Quindi, ricapitolando (ma per farlo basta anche seguire la traccia dei “grassetti” di questo post):

L’ebook è un libro elettronico che si può leggere attraverso un dispositivo di lettura chiamato Ebook Reading Device il quale permette di visualizzarne il formato PDF attraverso l’applicazione Adobe Reader.

In ogni caso, al di là dei Device, gli ebook in PDF, una volta scaricato Adobe Reader, possono essere letti comunque e ovunque: PC, portatili, palmari, cellulari, etc. Quindi alla scrivania, in casa, in viaggio, all’aria aperta e al chiuso. Ovunque.

Come i libri, direte. Non proprio, ma di questo ne parleremo in un prossimo post.

 


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